Elogio del dubbio – o della maturità?

Ho una filastrocca infantile in testa, il flusso di incoscienza della mia maturità, un pensiero nonsense, giocoso e rigoroso, una legge: punto interrogativo e a capo. Ci son domande legittime e c’è chi è legittimato a domandare. Io, nel cantuccio freddo di ogni mio cruccio trovo un agio, quando non mi prende la fretta di interpretare. Bellezza puttana del dubbio! Stronza di un’ambiguità, ti bestemmio perché senza di te non sono. Non so fare a meno di cedermi e ritrarmi, cullarmi di ni, di forse e verbi al condizionale. Un indice perentorio condannerà il mio pendolar emotivo, ma migrando da un cruccio all’altro, ho emesso gemiti sospiri, omesso singhiozzi, imparato a rispettare alibi e vizi – miei. Ad ogni trasloco aumentano versi e poeti, scatoloni carichi di leggerezza e lezioni su come scremare il “dolce e demente furore”. Nelle ricette dimentico volentieri qualche ingrediente, ma dalle liste non escludo mai le esitazioni. Risparmio un po’ di colpe agli ormoni e l’ossigeno si nasconde meno spesso. Soffia vita tra le costole e, come una foglia morta, la lascio fare: trascinarmi indietro, issarmi in alto per ridarmi lo slancio. Lotto contro i mulini a vento, quando mi manca il pretesto per battagliare. Leggo le linee della mia mano piuttosto, se non so dove andare. Libero le parole dall’onere del sollievo: ho la realtà da riscattare. Ogni tanto cado ancora e ancora mi salva un punto di domanda rovesciato a mo’ d’amo per slabbrarmi la carne pur di riportarmi a galla – io che non sono un pesce, sott’acqua affogo!

Femmina

Sfilo sfrontata fino al tuo posto. Le scie che lascio sono segnali di fumo. Dritta aspetto davanti alla porta, la schiena voltata a offrirti le spalle. Sceglimi, ti dico – mentre non parlo e non saluto. Sceglimi, ti dico – e ti prometto.

Non ripeterò: parole, errori, inganni. Gli ingegni saranno per sbirciare dalla serratura il tuo letto, fingendomi fuggevole. Fugando il fuoco acceso – fra di noi – smontando il muro di Lego, che ligio hai costruito. Colorato l’incubo, tornerò quella del tempo passato, dei pretesti notturni e delle albe eccitate. La calma di fronte al mare in tempesta, in attesa dell’esilio alle isole Futuro.

 

 

Pigmalione

Donne con i baffi e re senza corona,
assi di denari e coppe di vino.

Canzoni sussurrate insieme,
sigarette accese all’orario di chiusura.

“Ernesto è il nostro cliente più anziano: ha 83 anni e porta ancora la macchina. Maestro, venga al pianoforte”

Il rosso e l’argan
scaldano la serata.

“Suono solo se c’è silenzio”

I bianchi e i neri
ballano sulla scacchiera.

“I cinesi non son bravi ad accordare i pianoforti”.

RV 2308

“Eh, a mamma, nun te la magnà n’altra merendina”
Bambini urlanti e tablet soporiferi
Pecore, cavalli, ulivi, ruderi
– le pagine di un’ Internazionale sgualcita.

Arrivo e partenza fanno poca differenza
per un cuore solitario.
Le stazioni illuminano
solo chi le attraversa mano nella mano

L’ alkimista

Centellino le attenzioni che concedi
con parsimonia e generosità
spremo i tuoi silenzi
e ne distillo il senso
Viviseziono i tuoi gesti
vaglio più di quel che sono
i tuoi sguardi,
una cartina al tornasole.
Cento cc di carezze celate
parole pesate a precisione.
Poggio l’alambicco
sulla fiamma
a fuoco lento
mi brucio.
Stendo la tovaglia
sul mio corpo nudo
e mi preparo per il rito.
Mi verso un sorso
di delusione
assaporo l’attesa.