L’assillo senza rima

“Scrivere è una questione di autocontrollo”, dissero e io presi l’appunto. D’istinto.

C’è bisogno del silenzio, per sentire il rumore. Così come c’è bisogno di un alone costante di morte, per scovare gli spazi tra una vita e l’altra. Non assorbo più le conversazioni e cammino ad occhi chiusi.

Manca il silenzio per produrre il rumore, manca quell’alone di morte per scovare la vita. Gli occhi si muovevano affamati alla ricerca degli spazi tra una vita e l’altra.

Alla ricerca di una corrente, di un ismo:

– “Sono diventata vegetariana.”

– “È un effetto del secolarismo.”

È “la teoria di rifiutare le teorie”, il postmodernismo: lo dice Tony Cliff – lo dice Wikipedia.

Io invece una teoria la cerco, per me stessa e per l’ordine innaturale delle mie cose. L’istinto c’è ma non si vede.

Il dispiacersi, il senso di colpa. Le priorità e gli impegni da mantenere. La stretta è una pressione, è sentire la spinta dal sangue. Ci vuole misura anche nell’amicizia e nell’amore. I “ci provo”. Medio e regolo – non so cosa, ma ci provo.

Di quello che c’è, non manca nulla. Neanche di quello che c’è ma non si vede.

Tutto ciò che brucia, si consuma. È questo l’assillo.