Tra le mani

Se un pensiero potesse stare tra le mani – come una tazza calda quando è freddo, come un pezzo di pane quando c’è fame, come una pietra da scagliare quando c’è rabbia. Tangibile ma costretto, fisso e senza alcuna speranza di un ripensamento, di uno sdoppiamento, del farsi azione. Sarebbe inutile un pensiero, se stesse tra le mani.

 

Immagine di copertina: Tina Modotti, Mani di burattinaio, Messico 1929 (via)

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Cambiamenti climatici

Appurato sin dal 1623 che nessun uomo è un’isola, accade che nel 2016 scopriamo che le isole scompaiono, sommerse per effetto del cambiamento climatico.

E accade che, di conseguenza, ci trasferiamo nelle Fiji per sopravvivere, per essere certi che i nostri figli e i nostri nipoti continueranno ad avere una vita – magari pure anche un futuro.

Accade poi che – mentre nel Pacifico scompaiono le isole – nelle penisole, tra gli oceani, nei continenti sparisce la pace. Sparisce via terra, sparisce via aerea e talvolta via mare, persino sott’acqua. Sparisce la pace, sparisce la vita.

Abbiamo distrutto specie e specie di pesci, spazzato via milioni di anni di evoluzione.

Le barriere coralline muoiono, collassano. Contemporaneamente e altrove si costruiscono barricate, si ergono muri. Basta lo sforzo di un tocco leggero per connetterci con persone dall’altra parte del mondo, per ritrovarsi, per curarsi, per convincersi e lasciarsi convincere sui sì e sui no, sulle discriminanti, sugli esoticismi e sugli esoterismi.

Il risultato, per le isole e per i continenti – per la Terra e per le specie viventi – è che vivacchiamo avvelenati e moriamo, infine, di fame.