Eva della domenica

Il sonno è arrivato ben dopo le cinque. La sveglia biologica è suonata alle 8.35. Ho provato a ignorarla, ma gli occhi si muovono già troppo veloci, già troppo curiosi per far sperare che mi riaddormenterò. La casa è silenziosa – effetto della domenica. Immagino la me stessa di ora una decina di anni fa e vedo mia mamma.

Con la scrittura funziona così: le parole me le suggeriscono i suoni – entrano dall’orecchio e quando arrivano al cervello toccano sempre il nervo giusto, quello scoperto.

Mamma, mamma. Nella vita basterebbero una consonante nasale e una vocale aperta per sentirsi al sicuro. Mamma-chioccia, mamma-coperta, mamma-tenda, mamma-tetto.
“Mi abbracci, mamma?” – Chiedere amore, necessita invece almeno un’affricata, molto più difficile da sviluppare. L’affricata – Wikipedia insegna – è il prodotto di “due fasi successive: una fase occlusiva e una fase fricativa, benché aventi lo stesso punto di articolazione”.

La t͡ʃ  è il suono di uno schiaffo, più repentino della ʃ che è la scelta di lasciarsi o di sciogliersi in un sibilo, non di quelli – sshh – che chiedono il silenzio, ma di quelli che strisciano come un serpente e lasciano gli strascichi.

L’insegnamento di Eva, io non l’ho mai imparato. Sarà perché la disegnano nuda e afflitta, come dicono fosse il giorno in cui fu cacciata dal Paradiso.

Now playing | Ninnananne

Rosso che manca di sera di Ilaria Graziano & Francesco Forni

A me piace ritornare
per andare, per partire.
A me piace restare con te
tra strade scure ed improbabili tramonti,
tra confessioni, segreti e monti.

Pioggia rossa violenta lava il mio passato
increspato di nubi tra cieli sereni e sottili veleni.
Rosso che manca di sera,
vorrei che duri più a lungo questa chimera.
A me basta andare senza arrivare mai,
senza una casa da chiudere a chiave.
E quando ti passerò accanto saremo separati
dalla terra e dal vento.
Chiederò al contadino di portarti il mio pianto e un sorso di vino
per sfuggire al lamento di un cuore ormai spento.

A me piace perdonare le bugie, credere alle mie
a me piace parlare con te
tra sogni infranti e tragiche risate
scambiando errori per tenere cadute.
Pioggia rossa diventa l’odore del passato
increspato di nubi
tra cieli stellati e amanti poco amati.

Rosso che manca di sera
vorrei resistere a questa chimera.
A me basta andare senza arrivare mai,
senza una casa da chiudere a chiave.
E quando ti passerò accanto saremo separati
dalla terra e dal vento.
Chiederò al contadino
di portarti il mio canto e un sorso di vino
per sentire il lamento di un cuore ormai spento.
Chiederò al mattino
di portarti per mano in un campo di fieno
a respirare il lamento del mio cuore ormai spento.