Rivelazioni in pausa p.

Ti bacio, figlia mia, perché non ti ho mai visto e non ti vedrò mai. Ti bacio, perché so che ci sarai.
Imperatrice d’ombra e di vendetta – ti bacio, perché tu non mi avrai mai.

Tua madre ti ha donato la purezza e il ventre che nasconde la bellezza, l’istinto che comanda l’indulgenza.
Ti bacio, perché non mi vedrai mai.

Sai di me e di te, carne e sangue.

Ti insegneranno cose che non serviranno mai. Ti insegneranno ciò che non vorrai. Consegnerai il tuo corpo alla dolcezza, cercandoti senza trovarti mai.

Nel crimine che adora l’innocenza, l’attesa che acuisce la distanza. Rifioriranno rose ed incoscienza, trovandoti senza cercarti mai.

Sai di te e di me, carne e sangue.

Dove siamo stati? E dove andremo?

Sai di me e di te – Dove siamo stati? E dove andremo?

Sai di te e di me, carne e sangue.

 

[Una nuova innocenza, Paolo Benvegnù]

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Galleggianti

– Beh?
– Beh cosa?
– Diciamoci almeno qualcosa!
– Cosa vuoi che ti dica? Anche io aspetto da giorni, nel caso non te ne fossi accorta…
– Non trattarmi come un’idiota. Che anche tu aspetti da giorni lo so bene. Questa attesa è una condanna, altro che.
– Dici questo perché puzzo?
– Un po’.
– Che posso farci se son rimasto a corto di moventi?!
– Sempre meglio che rimanere a corto di mutande.
– C’è mancato poco, per la verità.
– Si decidessero a darci questo benedetto segnale…
– È per questo che preferisco i trasporti via mare. Pensa se avessimo preso l’aereo e fossimo rimasti senza benzina.
– Questo discorso non c’entra nulla. Se fossimo stati in aereo magari non avremmo dovuto aspettare così a lungo.
– Certo, come se l’attesa fosse colpa dell’acqua!
– Mica sto dando la colpa al mare. Io semmai ce l’ho con le coincidenze, con le contingenze..
– Tipo quel faro?
– Eh sì, tipo quel faro.
– Secondo te perché chiama tutti tranne noi?
– Perché qua deve ancora arrivare la notte.
– Ma se sono giorni che questo sole continua a battere a picco sulla nostra testa, manco la terra avesse smesso di girare…
– Già, non ci fossero le altre navi a muoversi…
– E non ci fossero i fogli del calendario, a cadere da soli come le foglie d’autunno…
– Secondo te che stagione è?
– Pieno inverno, direi dal colore del mare.
– E tu ancora non hai fame?
– No. Perché, tu ne hai?
– In effetti, no.
– E allora che facciamo?
– Boh, non lo so. Tu che vuoi fare?
– Aspettare?
– Sì. Aspettare.

 

 

[Grazie ai dialoghi – più belli, più responsabili, più tutto – di Okay? Okay.]

Femmina

Sfilo sfrontata fino al tuo posto. Le scie che lascio sono segnali di fumo. Dritta aspetto davanti alla porta, la schiena voltata a offrirti le spalle. Sceglimi, ti dico – mentre non parlo e non saluto. Sceglimi, ti dico – e ti prometto.

Non ripeterò: parole, errori, inganni. Gli ingegni saranno per sbirciare dalla serratura il tuo letto, fingendomi fuggevole. Fugando il fuoco acceso – fra di noi – smontando il muro di Lego, che ligio hai costruito. Colorato l’incubo, tornerò quella del tempo passato, dei pretesti notturni e delle albe eccitate. La calma di fronte al mare in tempesta, in attesa dell’esilio alle isole Futuro.