RV 2308

“Eh, a mamma, nun te la magnà n’altra merendina”
Bambini urlanti e tablet soporiferi
Pecore, cavalli, ulivi, ruderi
– le pagine di un’ Internazionale sgualcita.

Arrivo e partenza fanno poca differenza
per un cuore solitario.
Le stazioni illuminano
solo chi le attraversa mano nella mano

Una poesia di Federico Fiumani

Federico Fiumani (Osimo, 7 maggio 1960), cantautore, chitarrista e scrittore italiano. È il chitarrista e, dal 1989, cantante dei Diaframma, gruppo rock italiano nato a Firenze negli anni ottanta (fonte: Wikipedia)

E che Dio benedica Tim Barners-Lee

“CAMILLA”
Sei forte, tesoro,
anche se non sembra
di certo sei fortissima
in grado di reggere urti
e di controbattere a mitraglia.
Devo stare attento a te,
bellissima e fortissima,
con un’energia raramente ostentata
ma sicuramente presente
nella mia pelle,
prima ancora che nella tua.

– Federico Fiumani, L’Orologio Biologico 1991

Manifesto delle donne syn-pathike

Ognuna dal proprio te e tutte uguali. Le sopracciglia ravvicinate, nella fronte contratta. Lo sguardo puntato fuori dal finestrino ma altrove. I muscoli tesi e immobili: tutte le energie barattate per ripercorrere singolarmente i minuti vissuti. Una cornice di ciocche curate, raccoglie le cicatrici della fame che ci stringe dal momento della sottrazione.

Siamo le donne syn-pathiche e ci riconosciamo.

Ci siamo alzate e come erotiche Pollicine abbiamo seminato il tragitto fino al bagno con residui orgasmici; ogni passo, nella testa, è un sospiro che si fa sempre più lieve, una eco sempre più flebile, sempre più lontana.

Ci siamo lavate di dosso ciò che rimaneva dell’amore, travolte da un omicida senso di colpa che non se ne va con una passata di asciugamano. Ci siamo fatte abbracciare dall’accappatoio e per ogni goccia assorbita dal panno, una lacrima che cade dentro rompe il silenzio come un masso nello stagno. Ci siamo passate la crema addosso come fossero le vostre mani a massaggiarci.
Voi restate lì, dentro al nostro letto. Avremmo potuto elemosinare un bacio, ma abbiamo preferito venerare i vostri occhi chiusi. Ci culliamo seguendo il ritmo lento del vostro respiro, orgogliosamente un po’ mamme e un po’ mignotte: neanche un briciolo di vergogna per le une, né per le altre.
Vi prepariamo il caffè con la ritualità delle lontane geishe, nostre sorelle. Vi svegliamo con un bacio sulle labbra: il nostro sapore di dentifricio per il vostro fiato che sa ancora di notte. “Buongiorno, il bagno è libero”. Mentre noi siamo già vestite bene, truccate, con i capelli ordinati, pronte ad uscire con il nostro carico di dettagli calcolati, un’equazione di sensualità e dolcezza. Pronte a farci guardare e a far girare il mondo intero solo per provare quel fastidio che uno sguardo possa sottrarvi qualcosa, per rivendicare la nostra scelta di essere tua e tua soltanto.

Siamo le donne syn-pathiche e ci riconosciamo.