L’assillo senza rima

“Scrivere è una questione di autocontrollo”, dissero e io presi l’appunto. D’istinto.

C’è bisogno del silenzio, per sentire il rumore. Così come c’è bisogno di un alone costante di morte, per scovare gli spazi tra una vita e l’altra. Non assorbo più le conversazioni e cammino ad occhi chiusi.

Manca il silenzio per produrre il rumore, manca quell’alone di morte per scovare la vita. Gli occhi si muovevano affamati alla ricerca degli spazi tra una vita e l’altra.

Alla ricerca di una corrente, di un ismo:

– “Sono diventata vegetariana.”

– “È un effetto del secolarismo.”

È “la teoria di rifiutare le teorie”, il postmodernismo: lo dice Tony Cliff – lo dice Wikipedia.

Io invece una teoria la cerco, per me stessa e per l’ordine innaturale delle mie cose. L’istinto c’è ma non si vede.

Il dispiacersi, il senso di colpa. Le priorità e gli impegni da mantenere. La stretta è una pressione, è sentire la spinta dal sangue. Ci vuole misura anche nell’amicizia e nell’amore. I “ci provo”. Medio e regolo – non so cosa, ma ci provo.

Di quello che c’è, non manca nulla. Neanche di quello che c’è ma non si vede.

Tutto ciò che brucia, si consuma. È questo l’assillo.

Estasi pensierosa

Una gallina spiritualista aveva sentito dire che con duemila respiri profondi si potevano avere le visioni e raggiungere l’estasi.
Si mise all’ombra di un sambuco ed incominciò a respirare.
Quando arrivo a millenovecento respiri ebbe finalmente una visione: una donna con un vestito a fiori le si avvicinava, la prendeva per il collo e glielo stringeva forte.
Fu così che quella gallina finì dentro la pentola credendo di aver raggiunto l’estasi.

da “Le galline pensierose” di Luigi Malerba.

Aquí está la enfermedad!

Un topo squittisce; buio e silenzio rendono il suo lamento impossibile da geolocalizzare – probabilmente fintamente vicino. Rivaluto il freddo: perlomeno dà l’impressione che l’aria nella stanza sia molta di più. I muri non collassano solo a patto che io spenga la luce.

Chissà se è il tempo. Chissà se ritarderà per la pioggia.

La predisposizione è quella dell’attesa. Ripasso a mente, le cose da fare subito prima di partire. Quando arriverà non ci sarà un secondo da perdere.

Il tempo già ci corre dietro; ci sta sul collo.

Ogni tanto, un sussulto mi scuote: il petto scatta in alto, le gambe una alla volta si staccano dal letto e vanno verso l’alto. La sensazione è quella di essere caduta improvvisamente per l’assenza di gravità.

Partiremo senza lasciarci nulla alle spalle: nessuna traccia per chi abbandona il reale in tutta clandestinità. Fors’anche sbagliato, quando una parte si è avviata non resta che intuirne la scia e seguirne i passi.

Il topo da lontanovicino ancora squittisce.

Lo squillo di un telefono  – forse è solo la mia immaginazione.

Fuera! Fuera! Aquí está la enfermedad! Aquí es la tierra de los infermos!

 

[Ultimo libro letto: Luciano Funetta, “Dalle rovine”, Tunué 2015]

 

Tra le mani

Se un pensiero potesse stare tra le mani – come una tazza calda quando è freddo, come un pezzo di pane quando c’è fame, come una pietra da scagliare quando c’è rabbia. Tangibile ma costretto, fisso e senza alcuna speranza di un ripensamento, di uno sdoppiamento, del farsi azione. Sarebbe inutile un pensiero, se stesse tra le mani.

 

Immagine di copertina: Tina Modotti, Mani di burattinaio, Messico 1929 (via)

Cambiamenti climatici

Appurato sin dal 1623 che nessun uomo è un’isola, accade che nel 2016 scopriamo che le isole scompaiono, sommerse per effetto del cambiamento climatico.

E accade che, di conseguenza, ci trasferiamo nelle Fiji per sopravvivere, per essere certi che i nostri figli e i nostri nipoti continueranno ad avere una vita – magari pure anche un futuro.

Accade poi che – mentre nel Pacifico scompaiono le isole – nelle penisole, tra gli oceani, nei continenti sparisce la pace. Sparisce via terra, sparisce via aerea e talvolta via mare, persino sott’acqua. Sparisce la pace, sparisce la vita.

Abbiamo distrutto specie e specie di pesci, spazzato via milioni di anni di evoluzione.

Le barriere coralline muoiono, collassano. Contemporaneamente e altrove si costruiscono barricate, si ergono muri. Basta lo sforzo di un tocco leggero per connetterci con persone dall’altra parte del mondo, per ritrovarsi, per curarsi, per convincersi e lasciarsi convincere sui sì e sui no, sulle discriminanti, sugli esoticismi e sugli esoterismi.

Il risultato, per le isole e per i continenti – per la Terra e per le specie viventi – è che vivacchiamo avvelenati e moriamo, infine, di fame.